A cura di Patrizio Bianchi, Roberto Bin, Paola Bonora, Marco Cammelli, Pierluigi Cervellati, Andrea Emiliani, Guido Fanti, Giancarlo Ferri, Francesco Garibaldo, Roberto Grandi , Oscar Marchisio, Luigi Mariucci, Gianni Marongiu, Paolo Pombeni, Lorenzo Sassoli De' Bianchi, Federico Stame.

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Le “idee per un progetto” qui presentate sono il frutto di un lavoro, iniziato nel febbraio 2002 e discusso in più di un incontro pubblico, che ha consentito di precisarne e integrarne il testo iniziale.

Ma resta l'impostazione e il significato di fondo: il documento è innanzitutto una proposta di metodo, vale a dire di analisi prima che di programma, del come procedere prima del che cosa fare e con chi.

Un tale approccio, a prima vista astratto, si è rivelato invece decisivo per la messa a fuoco di cinque elementi da considerare cruciali per qualunque programma:

  • il primo è che Bologna è cambiata ben più e prima del succedersi di maggioranze diverse, e che se non si vogliono applicare attrezzi vecchi a cose nuove bisogna completare l'analisi e affinare i metodi assai più di quanto fin qui sia stato fatto;

  • il secondo riguarda la taglia (anche territoriale) dei problemi, nel senso cioè che i processi in atto non possono essere governati, e neppure colti con pienezza, se non si allarga lo sguardo all’area vasta dei comuni e delle città circostanti, alla regione, alla rete di relazioni che stabiliscono rapporti diretti con regolazioni nazionali e comunitarie e con soggetti delle reti globali; 

  • il terzo concerne l'interrogativo di come tenere insieme i molteplici fili che nascono dalla crescente interdipendenza delle principali politiche pubbliche e dal numero degli attori che vi partecipano concorrendone alla definizione e all’attuazione;

  • il quarto attiene alla dimensione più squisitamente istituzionale e politica, quella cioè degli strumenti e delle risorse con cui porvi mano e delle forme nuove dei rapporti con i cittadini e la società per fare in modo che la modernizzazione degli strumenti di governo si associ a modalità nuove di partecipazione, di controllo sociale, di garanzie individuali, di responsabilità assunte e condivise: in breve, a un ampliamento della forme di democrazia rappresentativa e diretta;

  • l'ultimo è che se le cose stanno in questi termini, è evidente che si tratta di un progetto di lunga durata, che certo dovrà trovare espressione già nel prossimo programma elettorale dell'Ulivo e della sinistra, ma che comunque richiede una prospettiva di medio-lungo periodo per essere approfondito e articolato nei suoi contenuti, verificato e calibrato nel corso della sua attuazione.

È proprio su questo punto che gli autori di “Idee per un progetto”, nel concludere il proprio lavoro, ritengono utile avanzare una proposta.

Bologna e l'area bolognese hanno bisogno di un progetto, come si è detto, ma un progetto di questa portata non può per sua natura essere lasciato a questa o quella sede, sia essa istituzionale, sociale, imprenditoriale o scientifica, o a singoli gruppi. C'è bisogno di altro, e cioè di un soggetto per il progetto.

Per un verso infatti, nella sua elaborazione e identificazione di un numero limitato di obiettivi di fondo, è importante non disperdere la ricchezza di indicazioni e contributi, spesso di notevole qualità, già emersi in questi mesi dal dibattito cittadino e certamente da completare: lo stesso documento qui presentato è consapevolmente privo di indicazioni su aspetti cruciali del progetto, come il necessario rapporto tra sviluppo e qualificazione delle garanzie di stato sociale, che vanno invece acquisite.

D'altro lato, per la sua attuazione e specificazione in progetti di settore, è indispensabile poter contare su un apposito organismo (preferibilmente, un’associazione), distinto dalle singole realtà ma fondato sulla presenza e partecipazione di tutti coloro (enti, istituzioni e associazioni) che abbiano sottoscritto il documento-base nel quale:

  1. orientare l'attuazione del programma strategico e verificarne la messa in opera;  

  2. definire i progetti di settore “portanti” tramite l'operato di corrispondenti “gruppi di progetto”;  

  3. supportare i compiti di a) e b) mediante l'attività di un comitato tecnico-scientifico.  

Momenti funzionali diversi, come si vede, ma strettamente accomunati dal carattere progettuale loro proprio.

L'associazione dovrebbe infine avere una durata congrua (almeno dieci anni), restare aperta ad altri enti, istituzioni e associazioni (imprenditoriali, del lavoro, di carattere sociale e culturale) che ne condividano il metodo e gli obiettivi strategici, e fondarsi essenzialmente su un’assemblea, composta direttamente dai vertici degli enti pubblici o privati che ne fanno parte, e sui gruppi di progetto di cui si è detto per l'attività istruttoria e di monitoraggio.

18 Giugno 2003

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